IO PARLO ALLA LUNA – Milo Serra

“Io parlo alla luna” racconta questo: il tenero e crudele tentativo di tenere vivo ciò che forse
non è mai cominciato. Un sentimento senza promesse e senza colpe, dove rimane soltanto la
bellezza malinconica di sentirsi, ancora per un momento, cercati.

CREDITI
Titolo: Io parlo alla luna
Interprete: Milo Serra
Musica: Luigi Negri
Testo: uDani
Produzione: Laboratorio Musicale Lunarìa
© 2026 Voci di Luna – Tutti i diritti riservati

Testo
È diventato un tenero gioco,
un modo per tenerci ancora un poco,
io consegno il tuo viso alla luna
come se al mondo non ci fosse nessuna,
e tu forse la guardi un istante,
poi torni lontana, elegante, distante.

Io metto i tuoi occhi dentro la sera,
li faccio brillare più di com’era,
ti invento preziosa, impossibile e rara,
una luce che il buio protegge e ripara.
E forse ti arriva qualcosa di me,
un brivido breve e tu sai bene cos’è.

Io parlo alla luna,
tu ascolti il silenzio,
io costruisco un mondo
dentro un sentimento.
Tu non mi chiedi di andare,
non mi chiedi di restare,
lasci soltanto alla notte
il diritto di farmi sognare.

È un gioco gentile, perfino crudele,
io tengo acceso ciò che non vuole,
do un nome alle stelle, le chiamo col tuo,
sapendo benissimo che niente è mai mio.
Nessuno ha promesso, nessuno ha tradito,
rimane soltanto un destino ferito.

Ti scrivo addosso parole leggere,
quelle che fanno tremare le sere,
ti dico che sei quella stella lontana
che cerco ogni notte, che aspetto ogni mattina,
e tu le raccogli, in grande segreto,
lo lasci così, incompleto e discreto.

Io parlo alla luna,
tu ascolti il silenzio,
io costruisco un mondo
dentro un sentimento.
Tu non mi chiedi di andare,
non mi chiedi di restare,
lasci soltanto alla notte
il diritto di farmi sognare.

Ti piace sapere che altrove
qualcuno per te ha quelle parole,
che mentre la vita ti passa vicino
c’è un uomo che ti affida al destino.
Non chiedi futuro, non chiedi presenza,
ti basta quel brivido della distanza.

Così continuo.
Ancora una sera.
Ancora il tuo volto.
Ancora una chimera.

Io presto alla luna i tuoi occhi più belli,
lei accende la notte di piccoli anelli,
io ti faccio preziosa, distante, adorata,
tu forse per poco ti senti cercata.

Poi passa il momento.
La notte scolora.
Tu torni alla vita.
Io resto ancora.

A parlare alla luna
di quello che sei,
di quello che sogno,
di quello che non saremo mai.

E mentre io ti cerco
dall’altra parte del cielo,
tu abbassi lo sguardo
e lasci cadere il mio velo.
Finisce così, senza addii né rumore:
tu con un brivido in più,
io con lo stesso impossibile amore.

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